Ho concluso il 2021 con delle ipotesi, riportate ne “il Punto” del 23 dicembre, che paventavano l’incertezza e le difficoltà che l’anno in corso ci avrebbe portato. Purtroppo, le previsioni sembrano realizzarsi. La ripresa della pandemia (se reale), la mancata ripresa dei consumi, il calo del turismo, le turbolenze connesse all’elezione del Presidente della Repubblica, i rinnovi di diverse amministrazioni locali e le inevitabili ripercussioni che tutto ciò potrebbe avere sulla composizione del Governo, sono fattori che ci costringono ad essere guardinghi e molto attenti.
L’anno 2022 dovrà vedere un’energica spinta verso l’attuazione del PNRR, che dovrebbe concorrere a far ripartire il Paese, anche attraverso interventi infrastrutturali. Ci preoccupa dover leggere sul Quotidiano del Sud articoli dal titolo: “per un terzo dei progetti non ci sono fondi adeguati”. Mi domando come riuscirà il Paese ad affrontare decisioni magari dolorose, ma necessarie, senza un guida esperta. Questo è il motivo per cui personalmente ritengo che il presidente Draghi debba restare alla guida dell’Esecutivo, ponendo come condizione un cronoprogramma con modalità attuative precise. Chiacchiere e mediazioni frutto di esigenze di forze politiche, inesistenti per lo più, debbono essere accantonate. Si definiscano gli interventi ma poi si attuino. Si sostituiscano i politici di scarsa capacità che, come è evidente, non solo ci stanno di nuovo trascinando in condizioni di difficoltà gestionali (imputabili in parte alla recrudescenza della pandemia, anche se questa ormai presenta contorni ben diversi rispetto al passato) ma stanno anche ostacolando la ripresa economica (non dimentichiamo che rispetto al 2019 siamo ancora sotto almeno di tre punti) [...]